Dentro la produzione: come si costruisce la qualità
Nel primo articolo di COSMIC Insights siamo entrati nel magazzino, per scoprire come la gestione dei materiali contribuisca a rendere più efficiente il flusso verso la produzione.
Ora il nostro percorso continua in un altro reparto, dove precisione, competenze tecniche e attenzione ai dettagli accompagnano ogni fase della lavorazione: il reparto Qualità.
Durante le visite in COSMIC, osservando un cablaggio, un quadro elettrico o un sistema integrato, è facile concentrarsi sul prodotto finito. Ma quali controlli ci sono dietro quel risultato? Come si verifica che ogni collegamento sia corretto? E cosa succede quando emerge un'anomalia?
Per trovare le risposte incontriamo Vito Lattarulo, responsabile qualità, in COSMIC dal 2011, che ci accompagna alla scoperta delle attività e dei controlli che contribuiscono a garantire la conformità dei prodotti alle specifiche di progetto e alle esigenze del cliente.
«Da dove comincia la qualità?»
La qualità comincia dal dialogo con il cliente: dall'ascolto delle sue esigenze, dal confronto sulle aspettative e dalla capacità di tradurle in scelte concrete durante ogni fase della lavorazione.
«Il primo passo è capire cosa si aspetta il cliente e quali sono le sue necessità. Da lì possiamo individuare le soluzioni più adatte e organizzare il lavoro di conseguenza. Utilizziamo attrezzature specifiche per ogni comparto e ci affidiamo a personale specializzato, seguendo attentamente ogni fase per garantire che il risultato risponda a quanto concordato».
Il confronto non si esaurisce nella fase iniziale, ma accompagna il lavoro e permette di mantenere allineati obiettivi, lavorazioni e risultato finale. Perché la qualità non dipende soltanto da come viene realizzato un prodotto, ma anche dalla capacità di comprendere il cliente e trasformare le sue richieste in un risultato concreto.
La qualità, quindi, non è soltanto una verifica finale: è un'attenzione che accompagna il processo fin dall'inizio.
«Quali dettagli fanno la differenza in un cablaggio?»
Entriamo nella produzione dei cablaggi. A chi non conosce questo lavoro, due cablaggi possono sembrare uguali. In realtà, ogni realizzazione deve rispondere a requisiti precisi, legati al mezzo o al macchinario su cui verrà installata e alla funzione che dovrà svolgere.
«Valutiamo il mezzo sul quale il cablaggio verrà installato, le connessioni e la portata di assorbimento del cavo, in funzione dell'attrezzatura da movimentare con il macchinario e delle esigenze di manutenzione.»
La realizzazione di un cablaggio richiede quindi di considerare il contesto applicativo, le caratteristiche elettriche necessarie e le connessioni previste dal progetto.
Sono questi elementi a guidare le scelte tecniche e a determinare le caratteristiche che il prodotto dovrà rispettare.
Perché un cablaggio non deve essere semplicemente ben realizzato: deve essere adatto alla sua applicazione e rispondere alle specifiche richieste.
«Come verificate che il cablaggio sia pronto per il cliente?»
Una volta completata la lavorazione, il cablaggio viene trasferito in un'area dedicata ai test. Qui entra in gioco il banco collaudi, che permette di verificare la correttezza dei collegamenti realizzati.
«Il cablaggio viene trasferito in una zona dedicata al test, dove, tramite un banco collaudi, verifichiamo la continuità e il grado di isolamento, controllando che tutti i collegamenti siano eseguiti correttamente, in riferimento allo schema progettato.»
La prova di continuità consente di verificare che i collegamenti elettrici previsti siano correttamente realizzati. Il controllo dell'isolamento permette invece di verificare un'altra caratteristica fondamentale del cablaggio, che non può essere valutata con la sola osservazione visiva.
Il riferimento è sempre lo schema di progetto, rispetto al quale viene verificata la corretta esecuzione dei collegamenti.
Un controllo che permette di individuare eventuali anomalie prima che il prodotto arrivi al cliente.
«Cosa succede quando emerge un problema?»
Il controllo non serve soltanto a confermare che tutto sia corretto. È anche uno strumento per individuare le criticità e capire come intervenire.
«In caso di anomalia, il banco collaudo evidenzia su quale collegamento intervenire. Di conseguenza, attiviamo un processo interno basato sul metodo 8D, per verificare la causa e risolvere il problema insieme, in modo che non si ripeta.»
L'obiettivo non è quindi limitarsi a correggere il singolo errore, ma comprendere che cosa lo ha generato e intervenire sul processo. Un'attività che richiede confronto e collaborazione, perché il miglioramento nasce dalla capacità di mettere in comune competenze e informazioni.
Individuare un errore è importante. Capire perché si è verificato e impedire che si ripeta lo è ancora di più.
La qualità si costruisce insieme e non si esaurisce nel momento del collaudo, ma accompagna il lavoro quotidiano e contribuisce al miglioramento continuo.
